domenica 16 agosto 2026

La pace è finita. Così ricomincia la storia in Europa di Lucio Caracciolo (Feltrinelli)

 «Qui sono in gioco l’egemonia americana e il bluff europeista»


Quando crollò il Muro di Berlino, i cantori della vittoria dell’Occidente nella Guerra fredda annunciarono la fine della storia e l’inizio della pax americana. Noi italiani assieme ad altri europei ci abbiamo creduto, immaginando l’Europa al centro di un utopico impero universale del diritto e della pace. Eppure, proprio allora cominciarono la Guerra del Golfo e i conflitti in Jugoslavia, poi venne la “guerra al terrorismo” con le invasioni fallimentari dell’Afghanistan e dell’Iraq, oggi l’invasione russa dell’Ucraina e la sfida cinese al primato di Washington. Finita era la pace, non la storia. E noi della fine della storia viviamo il rovesciamento: le storie della fine. I conflitti si moltiplicano, incomponibili quanto le narrazioni che li alimentano. La storia universale dell’umanità è archiviata. Nessun nuovo ordine è stato negoziato perché nessun nuovo ordine oggi è possibile. Il libro di Lucio Caracciolo getta luce sulle radici e sugli scenari futuri di questa instabilità. Il 24 febbraio 2022 è il simbolo della fase storica in cui siamo immersi: lo scontro sempre più violento tra Stati Uniti, Cina e Russia riscriverà la gerarchia delle potenze. Questa competizione riguarda noi italiani ed europei senza voce, fortunosamente ricompresi nell’impero euroatlantico costruito da Washington per proteggere la propria sicurezza nazionale e i propri interessi globali. Il bluff europeista è svelato: in Europa ognuno persegue, specialmente in guerra, i propri interessi immediati. Ogni compromesso è più difficile e più necessario. “Dal 24 febbraio,” scrive Caracciolo, “abbiamo appreso che nelle maree della Guerra Grande siamo zattere alla deriva trascinate da correnti avverse su cui non esercitiamo controllo.” Non possiamo anticipare il futuro. Ma possiamo orientarci. Senza lasciarci confondere da desideri assoluti. Per trent’anni abbiamo chiamato Guerra fredda l’unica pace possibile. Ora la storia è tornata in Europa. E così la guerra





sabato 15 agosto 2026

Le conseguenze economiche della pace di John Maynard Keynes (Adelphi)

 "Anche in queste ultime, angosciose settimane ho continuato a sperare che trovaste un modo qualunque per fare del trattato un documento giusto e realistico. Ma ora è troppo tardi, evidentemente. La battaglia è perduta". Il 7 giugno del 1919, con queste parole, John Maynard Keynes comunica a Lloyd George le proprie dimissioni dall'incarico di rappresentante del Tesoro alla Conferenza di Versailles. Poco dopo parte alla volta di Charleston, nel Sussex, apparentemente per un periodo di vacanza, in realtà per scrivere, in due mesi scarsi, un libro destinato ad avere vaste conseguenze: questo. Keynes non aveva mai sottoscritto la convinzione dei vincitori di avere combattuto, secondo la celebre formula di Wilson, la "guerra che avrebbe posto fine a ogni guerra"; e si era opposto invano alla miopia di Clemenceau, Lloyd George e dello stesso Wilson, distanti in tutto, ma concordi nel ridurre i problemi del dopoguerra a un mero fatto di "frontiere e sovranità". Prima ancora, era certo che le durissime riparazioni imposte alla Germania avrebbero portato il continente, nel giro di due o tre decenni, a un secondo conflitto e, come scriveva alla madre già in una lettera del 1917, alla "scomparsa dell'ordine sociale come lo abbiamo fin qui conosciuto". Se a distanza di nove decenni gran parte di tali questioni sono ancora all'ordine del giorno, si capirà immediatamente l'immensa fortuna del libro, e anche l'immenso scandalo che ha suscitato




venerdì 14 agosto 2026

Mappe di Palestina. Una controgeografia per la pace di Matteo Meschiari (Bollati Boringhieri)

 Matteo Meschiari usa lo sguardo dell’antropologo e del geografo per decostruire quaranta mappe di questa terra, senza mai dimenticare la gente che quei luoghi li abita. Perché la Palestina, come ogni terra reale, è fatta di persone, prima che di segni e convenzioni, e chi vuole la pace, dietro le linee di un trattato, vede sempre i volti, le singole storie.


Palestina. Una regione che è ponte tra continenti, corridoio per chi si muove, passaggio obbligato da sempre, dalla preistoria ai giorni nostri. Una terra che nella storia ha visto più guerre di qualunque altra, da cui emana un senso del sacro più forte che altrove. Un luogo in direzione del quale ci si gira per pregare, verso il quale si puntano armi, dal quale decollano aerei carichi di bombe, per il quale si lotta da decenni, secoli, millenni. Una terra così è stata disegnata migliaia e migliaia di volte, e ognuno ci ha visto qualcosa di diverso, ci ha aggiunto del suo, speranze, desideri, tradizioni, un credo, persino l’arroganza e la crudeltà





giovedì 13 agosto 2026

Disarmata e disarmante. La pace è un dono di Leone XIV (Robert Francis Prevost) (Libreria Editrice Vaticana)

 Fin dal suo primo discorso in pubblico Papa Leone XIV ha posto la pace come tema decisivo per la Chiesa oggi. Questo libro presenta in maniera articolata, secondo un ordine strutturato, un itinerario nei discorsi e interventi di Papa Leone nel corso del primo anno di pontificato intorno al tema della ricerca della pace, del rifiuto della guerra, del rigetto del disarmo e delle soluzioni pacifiche nelle controversie internazionali. Un testo da leggere, rileggere e meditare per trovare nuove ragioni nell'impegno per la pace e contro ogni guerra




mercoledì 12 agosto 2026

La fine di Israele. Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina di Ilan Pappé (Fazi)

 Summa dell'analisi storico-politica di Pappé, La fine di Israele è un contributo fondamentale per comprendere l'insostenibilità del progetto sionista e la via possibile per la pace in Palestina.

«Stiamo assistendo all'inizio della fine dello Stato di Israele»

«La fine di Israele è un capolavoro, una lettura imprescindibile per chiunque voglia comprendere la disintegrazione del progetto sionista e le sue conseguenze. Pappé, uno dei massimi studiosi del conflitto israelo-palestinese, è autore di libri innovativi e fondamentali. Anche questo non fa eccezione». - Chris Hedges

«Quando pensi che sia già stato detto tutto, Ilan Pappé ti offre questo libro illuminante, originale e, soprattutto, pieno di speranza». - Eyal Weizman

«Ilan Pappé è il più coraggioso, più onesto, più incisivo degli storici israeliani». - John Pilger


Dopo il 7 Ottobre e il genocidio a Gaza, il progetto sionista in Palestina – il tentativo secolare dell'Occidente di imporre uno Stato ebraico in un paese arabo – è destinato a una «disintegrazione inevitabile». È la tesi del celebre storico israeliano Ilan Pappé che, dopo opere considerate pietre miliari nella storiografia del conflitto israelo-palestinese, in questo nuovo volume sposta lo sguardo sul futuro di Israele e della Palestina. Diviso in tre parti, nella prima – Il collasso – Pappé esamina il fallimento del cosiddetto “processo di pace” ed evidenzia le fratture profonde che minacciano la stabilità di Israele: l'ascesa del sionismo religioso, le crescenti divisioni all'interno della società israeliana, l'allontanamento dei giovani ebrei dal sionismo, il sostegno dell'opinione pubblica mondiale alla causa palestinese, la crisi economica e la messa in discussione dell'invincibilità militare di Tel Aviv. Nella seconda parte – La strada per il futuro – l'autore delinea sette mini-rivoluzioni cognitive e politiche necessarie per costruire un avvenire migliore per tutti gli abitanti della Palestina storica: da una nuova strategia per il movimento nazionale palestinese alla giustizia transitoria e riparativa sul modello sudafricano, dal diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi alla ridefinizione dell'identità collettiva ebraica. Nella terza parte – La Palestina del dopo-Israele, anno 2048 – Pappé offre una preziosa visione di speranza e riconciliazione. Immagina un domani in cui le mini-rivoluzioni hanno avuto successo e descrive come potrebbe essere la vita in uno Stato palestinese democratico e decolonizzato, con il ritorno dei rifugiati, la coesistenza di ebrei e palestinesi come cittadini con pari diritti e la guarigione delle ferite del passato




martedì 11 agosto 2026

Discorsi di pace e metafore di guerra di Cinzia Cadamagnani e Maria Enriqueta Perez Vazquez (Pisa University Press)

Il presente volume raccoglie contributi incentrati sulle parole e i discorsi di pace, quelli esistenti e quelli possibili, dal punto di vista della comunicazione in generale: nell’ambito letterario e in quello della mediazione e dell’interpretazione linguistica. I saggi, che spaziano in contesti linguistici e culturali profondamente diversi, si soffermano ora sulle espressioni di denuncia dei conflitti armati, ora sulla narrazione della fuga da territori ostili o sulla disamina delle differenti strategie impiegate per descrivere e raccontare gli orrori bellici. Il titolo Discorsi di pace, metafore di guerra. Voci europee contro la guerra in storie di denuncia, fuga e accoglienza vuole, da un lato, mettere in evidenza come la differenza linguistica, in alcuni casi, anziché essere considerata una ricchezza, possa diventare la causa scatenante di conflitti tra etnie e nazioni diverse e, dall’altro, sottolineare il ruolo cruciale delle lingue straniere nel processo di integrazione sociale




La pace è finita. Così ricomincia la storia in Europa di Lucio Caracciolo (Feltrinelli)

  «Qui sono in gioco l’egemonia americana e il bluff europeista» Quando crollò il Muro di Berlino, i cantori della vittoria dell’Occidente n...